identificato il Casino di Lanfranco

    

ABSTRACT, FASCICOLO 140, Aprile-Giugno 2007

Francesco Gatta, Guendalina Serafinelli, Roberto Banchini

Per un riconoscimento definitivo del Casino di Giovanni Lanfranco ne' Monti di Bravetta: nuove acquisizioni

Vengono presentati i risultati della ricerca condotta in merito all’identificazione dell’attuale “Casale Consorti” in Roma con il Casino che il pittore Giovanni Lanfranco fece edificare “ne’ Monti di Bravetta fuori della Porta S. Pancrazio”, nel settore occidentale di quella celebrata corona di “vigne” che tanto caratterizzò i dintorni dell’Urbe almeno a partire dal Cinquecento fino a tutto il XIX secolo.
Prendendo le mosse da quanto tramandato da Giovan Pietro Bellori e da Giovanni Battista Passeri nelle biografie dell’artista, il processo di riconoscimento del Casino di Giovanni Lanfranco ha avuto come punto di partenza l’esame delle incisioni e dei disegni che descrivono puntualmente l’aspetto dell’edificio di proprietà del pittore ed il confronto di tali testimonianze grafiche con il casale tuttora esistente, e si è quindi avvalso di una inedita e specifica indagine archivistica volta a ricostruire le vicende della vigna del Lanfranco (specie con riguardo alla fase di passaggio agli eredi), pervenendo alla conferma delle ipotesi di partenza, già intuite da Schleier, circa l’identificazione del Casino descritto dalle fonti con l’attuale Casale Consorti.
L’esito più significativo della ricerca consiste certamente - oltre che nell’avvio del procedimento di vincolo da parte della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Roma - nel rinvenimento di tracce di affresco in alcuni ambienti del Casale, ed in particolar modo dell’affascinante brano con due figure di rievocazione bucolica: ritrovamenti che, offrendo conferma di quanto tramandato dalle fonti, fanno rivivere la testimonianza del Casino del Lanfranco adornato “dappertutto di pitture”.
Vengono anche presentati i risultati di una prima valutazione dei caratteri propriamente architettonici dell’edificio, con il corredo di schizzi ricostruttivi dell’originario assetto del piano nobile e della facciata principale, e con osservazioni estese alle sistemazioni delle immediate pertinenze (delle quali sopravvivono i viali di accesso ed un portale costituito da una coppia di pilastri di chiara configurazione barocca): se ne conclude che, sa da un lato il Casino costituisce un esempio di “architettura in villa” per molti aspetti in linea con la tradizione maturata a Roma nel secondo Cinquecento, esso ne effettua anche una elaborazione originale, da un lato ponendosi come particolare e raro esempio nel panorama romano di architettura picta, dall’altro prefigurando soluzioni che diverranno diffuse più tardi, fra tardo Seicento e primo Settecento.