Salvatore Enrico Anselmi: “Addenda” al percorso di Giovan Francesco Romanelli (Estratto dal fasc. 3 - serie VII)

    

Il contributo redatto da Salvatore Enrico Anselmi dal titolo “Addenda” al percorso di Giovan Francesco Romanelli ha come scopo precipuo quello di apportare nuovi elementi documentari in relazione agli episodi più significativi della sua produzione per Viterbo, al fine di renderne possibile una più precisa collocazione all'interno del suo catalogo e per chiarirne meglio significato e valore. Si tratta di una delle opere meno studiate, ovvero del 'San Lorenzo che riceve la palma del martirio', eseguita per la cattedrale cittadina, il cui periodo di esecuzione può essere ora fissato, grazie all'evidenza documentaria, intorno al 1651, della 'Vergine col Bambino e Santa Rosa' per la basilica consacrata alla santa protettrice della città, e l'‘Annunciazione' destinata alla cappella funeraria della stessa famiglia Romanelli nella chiesa dei Santi Giuseppe e Teresa. In merito alla prima opera il contributo consente di poterla inserire in un ambito di committenza barberiniana indotta, in ragione del ruolo esercitato sulle vicende di allogagione dal cardinale Francesco Maria Brancacci, vescovo di Viterbo, ben inserito nell'entourage curiale di Urbano VIII e dei suoi congiunti. Il dipinto rivela per altro una spiccata matrice cortonesca, a tutt'oggi non evidenziata dalla critica,quasi di carattere citazionista nei confronti della pratica grafica del Berrettini, unita ad una non trascurabile intonazione berniniana riscontrabile nella postura del santo che può essere assimilata a quella del 'San Longino' per la Basilica petriana. I dati documentari permettono anche di poter comprovare che l'atto di donazione del dipinto raffigurante la 'Vergine e Santa Rosa' alla comuntà delle clarisse dovette seguire il completamento dell'opera (1658) e non anticiparlo come a tutt'oggi la letteratura specialistica ha sostenuto. Il lirico patetismo dell''Annunciazione' apparenta poi lo stile dell'artista a intonazioni neo-carraccesche che costituiscono altro aspetto ancora poco sondato del linguaggio maturato dello stesso Romanelli negli ultimi anni di produzione e che costituiscono l'ulteriore tema di indagine affrontato nello studio.
 
“Addenda” to the catalogue of Giovan Francesco Romanelli

The main aim of this contribution is to publish new documentary evidence relating to some of the more important works produced for Viterbo by the Italian baroque painter and leading pupil of Pietro Cortona, Giovan Francesco Romanelli (1610–1662), with a view to more precisely placing them in his catalogue and better clarifying their significance and value. The author analyses more particularly three paintings, firstly the ‘San Lorenzo che riceve la palma del martirio’, one of his least studied; commissioned by the Cathedral of Viterbo, its period of execution can now be fixed to c.1651. Second, the ‘Vergine col Bambino e Santa Rosa’ was painted for the basilica consecrated to the city’s patron saint; and third, the ‘Annunciazione’, painted for the funerary chapel of the Romanelli family itself in the church of Santi Giuseppe e Teresa. With regard to the first of these paintings, the author is able to insert it in the wider context of the patronage of the Barberini, by virtue of the role played in its commission by Cardinal Francesco Maria Brancacci, Bishop of Viterbo, who was closely involved in the curial entourage of the Barberini family. The painting reveals among other things a pronounced Cortonesque source; this influence has almost the character of a citation in terms of the graphic technique of Piero Cortona, but is combined with an inescapable Berninian influence, especially in the pose of the Saint, which can be compared with that of Bernini’s statue of ‘San Longino’ in St. Peter’s. The documentary evidence also permits the author to corroborate that the deed donating the painting of the ‘Vergine e Santa Rosa’ to the community of Poor Clares in Viterbo must have followed the completion of the work (1658) and not to have preceded it, as the specialized literature has hitherto maintained. The lyrical pathos of the ‘Annunciazione’, in turn, reveals a kinship in style with neo–Carraccesque intonations which represent another aspect little investigated in Romanelli’s mature style.