Estratto dal Volume Speciale: LA CHIESA DI SAN GIORGIO IN VELABRO A ROMA. Storia, documenti, testimonianze del restauro dopo l'attentato del Luglio 1993 (2002)
Il saggio affronta, attraverso la puntuale definizione del rilievo architettonico e dell’analisi morfologica dell’edificio, la complessa stratificazione storica ed edilizia dell’edificio di culto; altresì l’analisi delle tecniche costruttive e delle apparecchiature murarie ha contribuito a chiarire alcuni elementi di dubbio relativi alle fasi edilizie che caratterizzano una fabbrica complessa e strutturalmente articolata come quella di San Giorgio in Velabro.
La deflagrazione dell’ordigno esplosivo, avvenuta nel luglio 1993, ha provocato la quasi integrale distruzione del portico duecentesco ed un’ampia breccia nel lato destro della facciata; l’intonaco del fronte si è così polverizzato dal suolo fino alla sommità del tetto del portico, mentre è stata in parte compromessa la falsa cortina della parte superiore. Questa condizione del prospetto, che ha lasciato scoperta buona parte della sottostante cortina muraria, ha fornito un’occasione di studio unica per un monumento ancora poco indagato, ossia l’opportunità di esaminare direttamente la facciata della basilica con le sue diverse tessiture murarie.
Lo studio ha interessato soprattutto l’esame del prospetto principale, favorito dalla caduta degli intonaci, del campanile e del prospetto laterale destro, punti chiave per la comprensione dello sviluppo dell’intero impianto. La parete di facciata presenta una grande varietà di strutture, testimonianze di rifacimenti e interventi avvenuti in epoche diverse: dalla cortina laterizia del IX secolo, che caratterizza le estremità laterali del prospetto, agli architravi lignei di probabili originarie aperture attribuite all’edificio laico o diaconale che precede la chiesa (VI-VII secolo); dalla irregolare muratura medievale (XIII secolo) dello spigolo sinistro della facciata e del portico alla struttura muraria ottocentesca (filari di elementi irregolari di tufo e due corsi di mattoni) riferibile all’ultimo innalzamento del prospetto. L’analisi diretta delle murature, il rilievo e la documentazione archivistica hanno permesso di datare con sicurezza la parte della facciata sopra il portale d’ingresso, concordemente attribuita dalla storiografia al VII o XIII secolo, alla fase ottocentesca di restauro e risanamento dell’edificio, secondo un progetto promosso e sovvenzionato dall’Adunanza di Santa Maria del Pianto alla quale nel 1823 era stata concessa la basilica di San Giorgio in Velabro. Durante questa fase viene anche rialzata la facciata con la costruzione del timpano summitale che riprende elementi costruttivi e stilistici del portico medievale.
Lo scritto affronta, poi, l’analisi delle murature della torre campanaria (XII secolo) che si sviluppa in altezza su quattro ordini alleggeriti da trifore che nell’ultimo piano si aprono a loggiato. L’interno del campanile presenta una notevole disomogeneità di realizzazione, soprattutto nella parte bassa, dovuta all’accorpamento di strutture murarie diverse e cronologicamente indipendenti compreso il basamento lapideo dell’Arco degli Argentari.
In conclusione vengono approfonditi alcuni aspetti costruttivi che interessano: la navata laterale destra - dalla più antica apparecchiatura a sinistra del prospetto (II-III secolo) alla muratura del IX secolo che contraddistingue il resto della navata -; la navata centrale nella successione cronologica degli interventi che hanno interessato soprattutto la tamponatura e la successiva modificazione delle originarie finestre; l’abside che conserva ancora, nella sua interezza, il sistema murario del IX secolo e la cornice summitale sostenuta da mensole marmoree romane riutilizzate.
Analysis of the church’s wall structure: confirmations and new contributions
The paper tackles, through the definition of the building’s architectural relief and morphological analysis, the complex historical and architectural stratification of the church. The analysis of building techniques and fabrics has also helped to clarify some doubts about the building phases that characterize a building as structurally complex as that of San Giorgio in Velabro.
The bomb blast in July 1993 caused the almost total destruction of the 13th century portico and opened a large rent in the right side of the façade. The plaster of the façade was pulverized from the ground right up to the top of the portico roof. The false stucco wall of the upper storey (added in the 19th century) was also damaged. But this state of the façade, leaving exposed a large part of the underlying wall, also provided an unique occasion to study the structure of a still little investigated monument, i.e. to examine directly the various fabrics comprised by the basilica façade.
The study focuses in particular on the main elevation – favoured by the collapse of the plaster facing –, on the bell-tower, and on the right lateral elevation, key points for understanding the development of the whole plan. The façade wall presents a great variety of structures, testifying to successive renovations and restorations conducted in various periods: the brick fabric of the 9th century, that characterizes the lateral extremities of the elevation; the wooden architraves of what were probably the original apertures of the secular or diaconal building that preceded the church (6th-7th century); the irregular medieval masonry (13th century) of the left corner of the façade and portico; the 19th century wall structure (rows of irregular tufa blocks interspersed by two courses of bricks) attributable to the last raising of the façade. Direct analysis of the brickwork, architectural survey and archival documentation have permitted the part of the façade above the entrance portal to be securely dated. It is unanimously attributed by the historiography of the basilica to the 7th or 13th century, and to the 19th-century phase of restoration and renovation, according to a project promoted and funded by the Adunanza di Santa Maria del Pianto to which the basilica of San Giorgio in Velabro had been granted in 1823. During this phase the façade was also raised in height with the construction of the upper tympanum which echoes constructional and stylistic elements of the medieval portico.
The paper then analyzes the brickwork of the bell-tower (12th century). It consists of four superimposed orders pierced by trifore which open out into a loggia in the upper storey. The interior of the bell-tower reveals considerable heterogeneity in structure, especially in its lower part, due to the combination of different and chronologically independent wall structures including the stone basement of the adjoining Arco degli Argentari.
Lastly, the author examines some structural aspects that concern: the right aisle – from the earlier structure to the left of the façade (2nd-3rd century) to the 9th century fabric that distinguishes the rest of the aisle –; the nave in the chronological succession of interventions that especially concerned the blocking up and successive modification of the original windows; the apse that still preserves, in its entirety, its 9th-century wall structure and attic cornice supported by re-used Roman marble consoles.