Attilio M. Spanò: Sulle tracce dei Minori a Gerace. Dai primi insediamenti alla chiesa di San Francesco (Estratto dal fasc. 137-138)

    

La presenza francescana nella Calabria è strettamente collegata alle vicende storico-politiche della Regione e del Mezzogiorno d’Italia in generale. La mancanza di una realtà comunale e il peso delle ostilità continue tra il potere centrale, nella figura di Federico II di Svevia, e il Papa pongono un freno alla presenza minoritica che, pur non mutando nella dinamica, appare fortemente dilatata dal punto di vista temporale. Tale particolarità non influisce, però, sulle modalità degli insediamenti.
Il passaggio graduale da una fase nomade e rupestre (o pseudo tale), ad una meno instabile e, quindi, ad una vera e propria inurbazione e fase costruttiva, si ritrova pressoché immutato anche nel Meridione della Penisola italiana. Certamente, in Calabria appare di grande importanza il sostrato culturale italo-greco, principalmente laddove è sentita forte la necessità da parte dei frati di non imporsi nel contesto socio-culturale ma, piuttosto, di concretizzare un graduale avvicinamento delle frange più lontane dalla Chiesa Cattolica Romana, alla cultura papalina occidentale, attraverso l’uso del “volgare” e della forza dell’azione, tanto caratterizzante il movimento minoritico.
Paradigmatico delle modalità insediative minoritiche nel territorio calabrese è il caso di Gerace; l’importanza politica e religiosa della città fa sì, infatti, che essa possa rappresentare uno spaccato realistico di come avvenga il passaggio da una cultura ancora strettamente legata al mondo bizantino ad una religiosità sempre più vicina a Roma. Se per le prime manifestazioni francescane di tipo rupestre e occupanti un sistema di grotte originariamente abitate da monaci italo-greci, non si può parlare di una vera e propria identità culturale distinta da quella umbro-marchigiana, le peculiarità del minoritismo meridionale appaiono con tutta evidenza nelle successive fasi insediative dei frati.
Sia nella prima riconosciuta struttura architettonica minoritica (probabilmente frutto di un restauro di una più antica chiesa in seguito ad una donazione episcopale datata al 1282), che nella seconda grande e ancora pienamente godibile struttura inurbata voluta da Carlo II, si manifestano con tutta la loro forza quelle caratteristiche architettoniche e teoriche che porranno il francescanesimo meridionale sempre abbastanza  a latere rispetto alle premesse teoriche di Francesco stesso.

Following the traces of the Friars Minor at Gerace. From the first settlements to the church of San Francesco

The Franciscan presence in Calabria is closely linked with the political history of the region and of Southern Italy in general. The lack of communal government and the continuous hostilities between the central government, in the person of the Hohenstaufen emperor Frederick II, and the Pope placed a brake on the Minorite presence in Calabria. So the expansion of the Friars Minor in the region was gradual and spread over a long period of time.
Yet this gradual infiltration of the region did not influence the kind of settlements associated with the order. The gradual transition from a nomad and rupestrian (or pseudo–rupestrian) phase to a less precarious and then to a fully urbanized presence, involving the construction of convents, as associated with the heartland of the order, recurs in almost unchanged form in Southern Italy.
There is no doubt, however, that the Italo–Greek substratum was of great importance in Calabria. This was especially so in areas where the friars felt a strong need not to impose themselves on the socio–cultural context, but rather to promote a gradual reconciliation of those religious communities more culturally alienated from the Roman Catholic Church with Western papal culture, through the use of the vernacular and the power of action so characteristic of the Minorite movement.
The case of Gerace is paradigmatic of the modes of settlement of the Minorites in Calabrian territory. The city’s political and religious importance was such that it represents a realistic cross–section of the nature of the transition from a culture still closely linked to the Byzantine world to a religious culture increasingly close to Rome. Here the initial Franciscan presence, of rupestrian type, occupying a labyrinth of caves originally inhabited by Italo–Greek monks, expressed a cultural identity that can hardly be distinguished from that of the Franciscan movement in Umbria and the Marches. But the peculiarities of southern ‘Minoritism’ clearly appear in the following phases of the settlement of the friars in the city. Both in the first recognized Minorite architectural structure (probably the result of a restoration of an earlier church following an episcopal donation dated 1282), and in the second large and still fully preserved structure built under the patronage of Charles II of Anjou, we find fully expressed the architectural and theoretical characteristics that were somewhat to marginalize southern Franciscanism from the theoretical premises of Francis himself.