Sara Isgrò: Il Trecento sconosciuto a Palermo. Il Palazzo di Matteo Sclafani tra memorie e restauri (Estratto dal Fasc. 33-34)

    

Il Medioevo in Sicilia è un solco storiografico ancora poco conosciuto.. Le costruzioni databili alla seconda metà del XIII e XIV secolo testimoniano il contraddittorio processo di rinnovamento dell’architettura siciliana. Un grande fervore edilizio caratterizza la Sicilia degli anni successivi alle Guerre dei Vespri (1282-1302) con la costruzione di imponenti dimore signorili, manifesto di una committenza consapevole del proprio ruolo nei campi dell’economica, della politica e della cultura.
La famiglia aristocratica di maggior rilievo a Palermo è quella dei Chiaramonte. Altrettanto nobile e potente è la famiglia Sclafani, di origine alemanna, trapiantata probabilmente in Sicilia alla venuta dei Franchi. Matteo Sclafani, primo conte di Adernò per concessione di Federico II, è signore degli stati di Centorbi e di Ciminna e delle terre di Sclafani e di Chiusa. A Palermo, nel quadro dell’architettura civile trecentesca, le dimore dei Chiaramonte e di Matteo Sclafani hanno rappresentato un notevole risalto qualitativo.  Soprattutto le scelte architettoniche di Sclafani, più di molte altre, hanno rappresentato il massimo esempio e fulgore del  XIV secolo, richiamando i motivi dell’architettura arabo-normanna e  costituendo una originale e raffinata interpretazione dello spirito che anima l’architettura del Trecento siciliano a Palermo. Palazzo Sclafani è infatti un organismo in cui tutte le connotazioni di ordine sociale, politico e culturale sono riuscite a fondersi delineando un “modello” che sigilla quel preciso momento storico.
Il materiale consultato bibliografico e d’archivio   ha permesso di mettere in evidenza  tre momenti significativi  nella lunga storia del palazzo:  il primo si riferisce  alla dimora residenziale del conte Matteo Sclafani, il secondo al suo divenire  primo ospedale pubblico a Palermo  e il terzo  al suo adattamento a Caserma, attuale destinazione d’uso.
L’obiettivo di questo saggio  è quello di ampliare, partendo dal palazzo di Matteo Sclafani,  il campo di ricerca sull’architettura civile del XIV secolo in Sicilia in relazione ai possibili rapporti con quella dei comuni dell’Italia centro-meridionale.

The uncharted fourteenth century in Palermo. Palazzo di Matteo Sclafani between recollection and restoration

Mediaeval Sicily is still little documented historically. Sicilian buildings dating to the second half of the thirteenth and into the fourteenth centuries tell of a contradictory process of renovation. After the end of the War of the Vespers (1282–1302) there was a housing boom in Sicily. Imposing residences for the nobility went up. These were a clear sign that their owners were well aware of the leading role they were to play in the fields of economy, politics and culture. The Chiaramonte were the biggest family in Palermo. Just as noble and influential were the Sclafani. The lat￾ter had Alemannic origins, probably arriving in Sicily along with the Franks. Frederick II had conferred the title of First Count of Adernò on Matteo Sclafani. He was also Lord of the states of Centorbi and Ciminna and the lands of Sclafani and Chiusa. In the world of domestic architecture in Palermo during the fourteenth century, the quality of the Chiaramonte and Matteo Sclafani residences stands out. More than many others it’s the Sclafani’schoice of architecture, playing on motifs from Norman–Arabic architecture, that stands as the finest and most splendid example from the 1300s. They represent an original and refined interpretation of the heart and soul of fourteenth century Sicilian architecture in Palermo. Enclosed within the fabric of Palazzo Sclafani are all the connotations of social, political and cultural order, fused together in an “ideal”, freezing that precise moment in time. From the bibliographical and archive evidence three significant moments in the palace’s history have come to light: the first was when the building was the residence of Count Matteo Sclafani; the second when it became Palermo’s first public hospital; and the third when it was converted to a barrack block, which is what it remains to this day. Starting from Matteo Sclafani’s townhouse, this paper broadens the field of research into fourteenth century Sicilian domestic architecture, when possible relating them to any contacts with the city states of central northern Italy.